Visualizzazione post con etichetta come ti divento il medico del dopodomani. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta come ti divento il medico del dopodomani. Mostra tutti i post

mercoledì 4 giugno 2014

Cose che non capitano / più faceto che serio

Ieri una forza sovrumana che non so neanche io da dove venga (forse una coscienza, forse un ideale, o forse la maturità di dire "alza le chiappe e fai qualcosa, o almeno provaci", oppure boh) mi ha spinto ad andare alla manifestazione del giovani (aspiranti) medici a Montecitorio.
E fin qui, nulla di strano. O almeno, questa è già una cosa strana, perché io per carattere e per presa di posizione di solito le manifestazioni le evito come la peste. Ma c'è sempre un momento per tutto.
E anche una ragione. Ad esempio incontrare, non sapendolo prima, gente che non vedevo da anni, e più precisamente dalla mia SummerSchool a Istanbul. Roba che ho fatto prima ad andare a Bucarest a incontrare la mia amica romena, che non a rivedere loro che vivono "solo" dall'altra parte della città. Ma si sa, la gioventù è così. E sono stata contenta.
O fare amicizia con un tipo particolarissimo e interessante. E pure figo.
Lo so, non mi si può lasciare da sola una mattinata che esco e rimorchio.
E invece no. 
Perché ho fatto una cosa che un tempo non avrei fatto mai: ho messo le mani avanti (e non in qualche altro posto, maliziosi) e ho annunciato fieramente, buttandola lì in un intermezzo di una frase, "No, perché, il mio ragazzo....
Insomma, se questo non è amore! 
Invece, ho deciso di presentarlo alla mia Coinqui. E così risolvere la questione nella maniera più soddisfacente di tutte.

Ah, e poi un'altra cosa che non capita è Dude che va al concerto senza di me, e mi porta il poster che tanto desideravo:


Il mio 3 giugno, insomma, è stata una vera festa.

martedì 3 giugno 2014

Cose che non faccio / più serio che faceto

Oggi ho fatto una cosa che non faccio mai: sono andata a una manifestazione a Montecitorio.
Preciso: sono andata alla manifestazione per chiedere l'aumento del numero dei contratti di specializzazione, che quest'anno saranno 3500, a fronte di 7000 aspiranti specializzandi che tenteranno il concorso.
Concorso, che da quest'anno, thanks God, è nazionale, ma che non è ancora stato pianificato e programmato con chiarezza: doveva essere a luglio, invece è slittato a ottobre -forse, visto che ancora non si sa niente.
Perché sono andata? 
Non lo so, o meglio, lo so, e mi sono stupita da sola, perché ho una visione un po' manzoniana della folla e considero di norma le manifestazioni -sulla scia di quelle poche che ho fatto al liceo- senza causa, senza motivo, e senza ragione, perché nessuno sa perché di fatto va a manifestare. Però manifesta lo stesso.
Invece stamattina, una tantum, non solo sapevo perché andavo e mi trovavo lì, in piazza, ma sapevo -e so- di condividere la causa. 
Il fatto è che so fin troppo bene che la Facoltà di Medicina adesso è come un amante stronzo: ti sfrutta fino a non poterne più, ma in cambio ti dà poco, o niente.
Prima succhia il tuo sangue (e soldi) per 6 anni, senza considerare le lacrime, il sudore, il sangue. Ti forma, certo, almeno in teoria, e, se si ha la fortuna di incontrare persone che hanno voglia di insegnare anche la pratica, allora si impara anche qualcosina di utile. 
Poi niente, se è andata è andata se non è andata emigra, si dice. 
Effettivamente, dopo sei anni ti ritrovi con un'abilitazione (dopo apposito concorso post laurea) che in Italia vale quanto il due di picche quando briscola è cuori, e nessuna garanzia. Una volta si aspettava lo scorrimento per anzianità di servizio: invecchi anni e anni nel reparto d'interesse, prima o poi un deus ex machina scenderà ad aiutarti. 
E questo era male.
Adesso potenzialmente le cose vanno meglio, perché il concorso è nazionale, il che vuol dire che non devi ingraziarti il primario o avere i santi in ospedale per entrare nella specialità, e che c'è un certo riconoscimento meritocratico.
Praticamente, i numeri sono quelli che ho detto sopra ed è davvero un mors tua vita mea. 
Fate il vostro gioco, signori.
Che uno potrebbe dire: ok, sì, tutto quello che vuoi, ma è anche vero che se siete in troppi rispetto all'offerta di lavoro la colpa è vostra.
E qui casca l'asino: perché i reparti e i pronti soccorsi delle grandi città (ma anche di quelle piccole) sono a corto di personale (e anche di risorse, ma questa è un'altra storia).
Non solo medici, certo, anche infermieri. E qui si dovrebbe aprire una parentesi sui contratti post specializzazione, che sono a tempo determinato, 6 mesi, un anno. Ma non la aprirò perché è un campo che conosco meno.
Comunque, la verità è che gli ospedali, i grandi policlinici, si reggono sulla presenza degli specializzandi e, a volte, anche dei medici frequentatori, ovvero degli aspiranti specializzandi che però non sono entrati o sono in attesa ma continuano ad andare in reparto per imparare.
Ma la gente, i nuovi medici, ci sono. Solo che non vengono usati.
Sono lì, dopo un investimento di 6 anni che non è solo della famiglia del singolo, ma è anche della società. Sono lì e lì rimangono, a meno che non decidano di andarsene. Francia, Germania, Belgio, Inghilterra, a volte Svizzera, Stati Uniti, Canada. Comunque estero.
E se è vero che uno bravo in fondo in fondo la sfanga sempre,perché è bravo, è anche vero che se la situazione non cambia, e in fretta, a farne le spese sarà la società tutta. Che questo piaccia o no.
Sono andata a manifestare convinta del fatto che ho 22 anni, che il mio futuro non è ancora delineato e che le cose si possono cambiare, in meglio. E che se non mi alzo in piedi io per il mio futuro, non si alzerà nessuno.
Alla fine eravamo pochini, perché è così, è sessione, son cose che succedono, e un po' me lo aspettavo. Ma sono stata contenta lo stesso.

Non andremo con il flusso, perché lo cambieremo.
Con buona pace dei Queens of the Stone Age che suonavano a Roma oggi e che io mi sono persa - peccato.




giovedì 20 marzo 2014

Momenti catartici

E' il caffè la mattina appena alzata.
E' il jeans che finalmente viene tolto la sera dopo una giornata lunghissima.
Sono i 20 minuti di chiacchiere alternati a una serie tv con i miei amati Coinqui.

Tra lezioni e tirocinio le mie giornate iniziano presto e finiscono tardi, e tutto quello che voglio fare la sera è dormire dormire dormire.

Però è bello tornare a casa con le mani che sanno di un misto di guanto in lattice e sapone disinfettante, e sapere che hai speso le ultime 6 ore rendendoti utile. 
Poi vabbè, guardi i libri che sono da studiare e ti rendi conto che non puoi permetterti di rallentare il ritmo, al massimo devi aumentare!!

Ma chissene, il calcetto+panzerottata con gli amici non me lo leva nessuno.
E poi, domani è venerdì: questo significa che ho tutto il week end per recuperare...

Il bello è che siamo solo all'inizio.
Il bello è che sono felice.


martedì 11 marzo 2014

Chiacchiere tra amici

- Tra tutte le malattie e sindromi che hai studiato, qual è quella più strana?
- Mah...non saprei...anzi, sì: la malattia di La Peyronie!
- Che è?
- Prende nome dal medico del Re Sole che per primo la descrisse.Parti dal presupposto che Luigi XIV ce le aveva tutte: obesità, gotta, emorroidi...e infatti aveva anche questa: nella malattia di La Peyrone si forma una placca sul pene che piano piano s'indurisce e diventa come osso...
- Cosa?
- Sì, e questa placca fa curvare il pene in erezione
- E perché scusa?
- Non si sa, ma pare che degli studi abbiano messo in relazione la probabilità di sviluppare la placca, ovviamente in soggetti geneticamente predisposti, con l'abitudine a trombare sempre nella stessa posizione, in particolare donna sopra e uomo sotto
- No, aspetta, mi stai dicendo che la natura è cablata sul missionario? 
Certo che Madre Natura è proprio subdola.

domenica 12 gennaio 2014

Piccole grandi cose


Valar morghulis. 
tutti gli uomini devono morire
Valar dohaeris. 
tutti gli uomini devono servire
Valar studeris. 
tutti gli uomini devono studiare

Si riassumono così gli ultimi 4 anni della mia vita

Un mio amico mi ha detto che secondo lui soffro di ansia da prestazione: è perché sono sempre stata brava a scuola, e adesso "la gente" si aspetta che io sia brava anche all'università. E tutto questo, secondo lui, dovrebbe crearmi ansia, perché "la gente" si aspetta di conseguenza che io sia destinata a fare grandi cose.

Mi sono un po' persa la correlazione tra l'esser bravi e l'aver successo per forza, come se la strada fosse già scritta...ma comunque definiscimi un attimo cosa intendi per grandi cose: salvare il mondo, prendere un Nobel, vincere un Oscar...

Per me le grandi cose sono riuscire ad essere felice e soddisfatta di quello che faccio, di come lo faccio e di dove lo faccio, per me sarebbe una grande cosa già quello. E in effetti, per ora, già lo faccio: studio e mi applico in qualcosa che mi appassiona fortemente, e non vorrei in effetti fare altro. 

Ricapitoliamo:noi siamo chiamati a scegliere a 18 anni: studiare o non studiare. E se scegliamo di studiare, siamo chiamati a scegliere a caso (perché difficilmente a 18 anni sei davvero consapevole) tra una serie di facoltà e indirizzi. Più o meno arbitrariamente scegliamo un campo d'interesse, e ci imbarchiamo nell'impresa.
Se l'impresa è l'università, usciamo dalla stessa con una laurea più o meno utile che ci ha insegnato a fare tante cose, ma non ci ha preparato a quello che verrà dopo.

Per non parlare del rapporto "Valore e fortuna", per cui però vi rimando alla lettura del "Principe" di Machiavelli, che in questo senso è illuminante.

Intanto io ho scelto, e mi sembra di aver scelto bene, perché mi piace (e molto) quello che faccio. Mi piace nel suo insieme, ma ancora non so dove andrò a parare in un futuro più o meno prossimo. 

Certo, ogni tanto prima degli esami ho un po' d'ansia, ma non ho ancora conosciuto nessuno che ne sia immune totalmente. 
Certo, a volte la mattina mi sveglio e mi chiedo chi me l'ha fatto fare, di scegliere l'università, di scegliere medicina. Me lo chiedo perché ho paura di non essere all'altezza, c'è sempre qualcosa di più da sapere, qualcosa di nuovo da imparare, chi si ferma è perduto (ma questo credo più o meno in tutte le cose- eccetto nelle sabbie mobili: se ti trovi nelle sabbie mobili, è risaputo che devi stare fermo, perché sennò affondi più velocemente-).

Mi chiedo se sarò in grado di entrare nella specializzazione che mi piace, soprattutto mi chiedo se sarò in grado di scegliere la specializzazione che mi piace, perché a me piace tutto, e ancora non lo so.
Mi chiedo se sarò in grado di essere un bravo medico, perché non voglio andare ad allungare le fila dei cialtroni che ancora popolano la categoria.

Non penso che tutto questo sia ascrivibile sotto la dicitura "ansia da prestazione".
Semmai appartiene alla categoria delle "grandi domande esistenziali", nei capitoli della sezione "Essere felice".

Non lo so, ci sono tante cose che vorrei fare.
E l'ultima cosa che voglio fare è mettermi da sola dei paletti, solo perché sono condizionata dagli altri o ho paura del loro giudizio.

Non dirò mai ad esempio "non farò l'urologa per paura che la gente mi dica che sono la dottoressa del cazzo".
Come se il pene avesse meno dignità del cuore o dei polmoni.
[Piccola parentesi: fosse per "la gente", saremmo tutti cardiochirurghi. Tanto il cervello ce l'hanno talmente in pochi...]

Tutto questo per dire che ognuno è diverso e ha le proprie esigenze, ma per essere felice deve crearsi da solo la propria strada. Dove un pizzico di fortuna aiuta.

Nevvero, Pupetto*?

Ga.

Bravo. 

E adesso, verso l'infinito e oltre!


* si ringrazia Pupetto, alias il nipotino del MioUomo, che ha acconsentito a starmi a sentire durante il cambio di pannolino, il tutto senza giudicarmi. Anzi, mi sembra abbia pure accolto le mie parole con sommo gaudio. O forse era per il borotalco.











lunedì 9 dicembre 2013

Bollettino medico

C'è che delle mie gastro avventure se ne riparla dopo Natale, perché ora non avrei il tempo per fare un internato come si deve, essendo dicembre e avendo un parziale non da poco da fare prima del 20.
Ma niente paura: mi sono state promesse ore nell'ambulatorio di epatologia, come inizio, quindi è solo questione di tempo.
Nel frattempo sono stata ufficialmente schedata e ingaggiata come manodopera al pronto soccorso: questa è roba seria, ho pure cartellino con nome e cognome- zuppa, zuppa, zuppa!

Certo, in questa vita tutto ha un prezzo. Nella fattispecie, il prezzo per delle ore spese a ricoprire il ruolo di meno-di-schiavo in un reparto a scelta è svariate once di sangue.
Non tantissimo,mi hanno detto. Nooo, solo quelle ventordici provette che servono per vedere se sei un potenziale untore e pararsi il culo in caso di "eventi avversi di natura non specificata".
Siccome ti testano per quasi tutto, i risultati escono dopo un po' di tempo, e io, che sono una persona previdente, gli esami del sangue li ho già fatti e adesso tocca prendere le risposte.
Come per qualunque esame, un po' ti tensione c'è: oddio, e se ho un'infestazione intestinale? E se ho i globuli rossi piccoli? E se ho bevuto troppa sambuca il sabato sera??? E se mi sono fatta una canna? Ah, no, tanto quello dal sangue non si vede...ma dalle urine sì!...E via così,mentalmente c'è il ripasso di tutte le sgallettate serali degli ultimi tempi per capire se il risultato sarà soddisfacente o imbarazzante...

...eeeee ho l'emoglobina a 14
Ragazzi, 14 per una donna è tantissimo! Oh, yes! Anche questa è fatta, sono proprio una superdonna...invece no.
Dopo la notizia bomba del 14 di emoglobina, le dolenti note:
non ho fatto, nonostante il vaccino, un numero sufficiente di anticorpi anti HBV (virus dell'epatite B) - ma questo lo sapevo, speravo solo che passasse inosservato- e *rulloditamburiattenzioneuditeudite* ho i globuli bianchi invertiti.
Che non significa che ho i globuli bianchi omosessuali, ma semplicemente che ho il 50% di linfociti e il 20 % di neutrofili quando dovrebbe essere il contrario.
Nel dubbio che sia una cosa transitoria dettata da un raffreddore momentaneo, mi ripetono l'emocromo. Nel frattempo chioccano pure una dose di vaccino anti epatite B, così, per vedere se magari questa volta rispondo.

Ora, l'ultima volta che sono andata a fare un prelievo, mi sono alzata, ho salutato, sono uscita e sono svenuta, e se non ci fosse stato il mio amico a prendermi al volo chissà, magari sbattevo la testa e perdevo la memoria. Che è il mio incubo peggiore da quando sono all'università: sbattere la testa, uccidere tutti i neuroncini e non ricordarmi più nulla. Stupide insensate storielle per bambini che servono solo a instillarci paure irrazionali!

Comunque, si capisce che non ho un buon rapporto con gli aghi nelle vene, quando le vene sono le mie. Ma non è colpa mia: è un riflesso vagale involontario! E' che sono ssssensssssibilisssssima, qualcuno dice che è un plus... Allora sapere in anticipo quando devo fare il prelievo, mi aiuta a razionalizzare la cosa. Ma così, su due piedi...
Però stacce Vale, hai 22 anni, fai medicina, prima o poi ti devi abituare. 
Epperò il vaccino no, dacci un taglio con sta manfrina, quello non lo fai sdraiata, lo fai seduta! Almeno quello...

Risultato: i globuli bianchi sono ancora invertiti -oh, se sta bene a loro, io mica ho problemi di sorta...- e per valutare gli anticorpi serve un mese. Nel dubbio, il mese prossimo vorranno ancora il mio sangue, per capire se ho qualche strana malattia. Tipo la mononucleosi. Già, la dottoressa che mi ha visitato penso ci abbia scommesso sopra, sulla mononucleosi.
Che, sia chiaro, non vuol dir niente visto che sto benissimo, ma già che ci siamo mi rivoltano ben bene...
Almeno, mi rimane l'emoglobina a 14! [g/dl]

 Morale della favola: la mia è un'Università vampiresca, e oltre ai miei soldi e alla mia gioventù vuole anche il mio sangue!

Vale A

PS: devo dire che però tutto questo interessamento verso la mia persona e il mio stato di salute mi fa sentire coccolata...ahhhh queste perversioni da studente fuori sede!

PS2: la cannabis può lasciar traccia di sé nelle urine anche dopo parecchie settimane dall'uso: questo perché il tetraidrocannabinolo è molto liposolubile e di distribuisce molto bene nel tessuto adiposo, da cui è rilasciata lentamente nel tempo.
Questo è solo un esempio come un altro che dimostra quanto le lezioni di farmacologia siano simpatiche e utili. E anche che andavo a seguirle.

venerdì 6 dicembre 2013

Staminali sì, staminali no


Era il 1998 quando venne smentita la scientificità ma soprattutto l'efficacia del metodo Di Bella nella cura dei tumori. Anzi, venne alla luce, chiaro e tondo, che i malati che vi sottoponevano avevano pure un'aspettativa di vita più breve rispetto ai trattati con la chemio (questo me l'ha detto wikipedia). Ma io non me lo posso ricordare, perché avevo sì e no 7 anni.
Però mi ricordo quando qualche anno dopo ci fu una vera caccia al mago e alle streghe, ovvero verso i santoni che proponevano trattamenti efficaci e sicuri al 100% per guarire malattie considerate dalla medicina ufficiale incurabili. Mi ricordo bene un servizio di Striscia la Notizia (lì avevo credo 10 o 11 anni) in cui veniva smascherato questo truffatore, che effettuava "riti di guarigione" eliminando la "causa del male", non solo idealmente, ma anche materialmente, "estraendola" dal corpo del malato. Peccato che si trattasse di un trucco, e quello che estraeva fossero interiora di pollo.

Oggi non posso non pensare a queste vicende (deplorevoli) del passato mentre cerco di farmi un'idea obiettiva su cosa realmente sia il Metodo Stamina. Devo dire che in prima battuta, sapere che Vannoni o come si chiama quello che l'ha inventato non è un medico ma un laureato in lettere e filosofia un po' mi fa partire prevenuta. Un po' perché mi sto a fare un culo come una casa per sapere/capire/curare le persone, e quindi il primo pensiero è "come fa uno di lettere a saperne più di me". [Che poi, niente di più falso: si veda il caso di Augusto Odone, economista, che di medicina non sapeva nulla e alla fine è diventato un massimo esperto mondiale della malattia del figlio Lorenzo, l'adrenoleucodistrofia, e ha ideato, partendo da oli molto comuni, un farmaco che effettivamente rallenta la progressione della malattia. Sebbene non sia retroattivo, e quindi non possa porre rimedio ai danni già fatti (causati dalla distruzione della mielina).]
Il secondo motivo che più che farmi partire prevenuta mi fa partire piena di domande e dubbi invece è lecito: nulla va dato per scontato, nulla va preso per oro colato.

Quindi mi sono chiesta, nell'ordine: cos'è il metodo stamina? come funziona? e perché? 

Ora, se ci fosse una polemica sui vaccini, mi sentirei in partenza molto più preparata: esistono prove evidenti validate negli anni dell'efficacia della vaccinazione, le conosco, le ho lette, mi sono documentata. Potrei addurre dei numeri. Insomma, sull'efficacia dei vaccini ho un'opinione molto chiara. 
Sul metodo Stamina un po' meno: il bello di internet è che c'è tutto di tutto, il brutto è che c'è tutto di tutto. Ma mi sento in grado di discriminare, per quanto non mi consideri una grande esperta di staminali, né conosca esperti di staminali -non sono neanche un'esperta di vaccini, in senso stretto, ma conosco esperti di vaccini, e diciamo che "mastico un po' l'argomento"-. Le staminali e la terapia con le staminali sono una trovata nuova, in termini scientifici. 
E nulla, mi sono fatta un po' di strada in quella insidiosa giungla che è il web e quello che ho capito, nell'ordine, è stato:
- il metodo stamina considera di poter curare/rallentare la progressione/migliorare la qualità di vita di malati di malattie tra cui Parkinson, Atrofia Muscolare Spinale (SMA 1), Sindrome di Kennedy, Paralisi Cerebrale Infantile, Sclerosi Laterale Amiotrofica. Si tratta di malattie di diversa origine patogenetica, ma accomunate tutte senza eccezione da progressione ingravescente fino a esito infausto (per dirla in una parola: morte lenta e dolorosa, per te e chi ti sta intorno)
-come funziona: si prelevano delle staminali midollari (che si sa sicuramente essere precursori del sistema emopoietico - globuli rossi, piastrine, globuli bianchi), le si coltiva in laboratorio, e le si reinfonde mescolandole in determinate dosi tali da raggiungere il cocktail adatto. Anche se questi passaggi non mi sono chiari. 
-al momento, sono stati sottoposti al metodo stamina circa un'ottantina di pazienti. Stando a testimonianze loro, dei familiari, e di alcuni medici curanti, si sono notati miglioramenti notevoli, o quantomeno non peggioramenti in un arco di tempo breve (il metodo stamina ha iniziato a essere usato in Italia non prima del 2007)
-quello che non ho trovato sono dati sugli effetti collaterali, o studi in merito. A dire la verità, non credo che ce ne siano. E questo per me è fonte di dubbio. 
- al momento si tratta non di una sperimentazione ma di una terapia ad uso compassionevole. Che vuol dire che la terapia viene permessa sebbene le autorità competenti in materia (l'AIFA) non l'abbiano ancora autorizzata e quindi non sia disponibile in commercio, in quanto non ha ancora terminato tutte le fasi di sperimentazione. Questo viene fatto per permettere l'accesso alle terapie più avanzate a quei pazienti per i quali non siano disponibili cure, sebbene per quei farmaci non si assicuri il margine di sicurezza (in termini di benefici e effetti avversi) che invece viene assicurato dopo che un farmaco è uscito vincitore dalla fase 3 di sperimentazione (e sia quindi validato per entrare in commercio su larga scala). 

Io ho visto -tra l'altro, per caso- la puntata delle Iene dedicata a chi del metodo stamina si era avvalso, con appello finale perché la sperimentazione, bloccata dall'AIFA all'inizio del 2013, potesse continuare. Dal momento che produce risultati.
Il pezzo era decisamente commovente, nel senso latino del termine: muoveva l'anima, perché è ovvio, si tratta di persone che per cui la medicina ufficiale non ha risposte. Senza Speranza. E che versano tutte in condizioni di non ritorno.
E se c'è un qualcosa che dà speranza, come fai a levarlo proprio a loro, dimenticati da tutti, dimenticati anche da Dio?

Come interessata ai lavori, ho provato a documentarmi: alla fine, se il premio Nobel del 2012, che ha dedicato tutta la vita alla ricerca sulle staminali, si dice "preoccupato per un uso non lecito e controllato delle staminali da parte del Metodo Stamina", forse tutti i torti non li avrà.
Poi quando leggo che le cartelle cliniche non sono accessibili, che non si sa bene cosa componga il cocktail di staminali di volta in volta proposte, beh, conoscendo un minimo di farmacologia, farmacodinamica e farmacocinetica e tutti gli studi che ci sono dietro, qualche dubbio mi viene. E se poi leggo che qualcuno ha pure dovuto pagare fior di quattrini per accedere a una terapia descritta quasi come "miracolosa", mmm questa cosa mi piace ancor meno...
On the other hand, come dicono gli inglesi, ci sta l'AIFA che dice no. E graz' 'u cazz, qualcuno potrebbe dire (anche a me m'ha sfiorato l'idea: nessuno fa niente per niente) al momento sull'applicazione, sperimentale o no, di sta cosa non ci sta a guadagnare niente. Fermi tutti: ma non è che forse c'è qualcun altro che ci guadagna (in soldi, molti soldi, più che in salute) sul metodo stamina? 
Per il momento: ai posteri l'ardua sentenza.

Però so che nel momento in cui Vannoni se ne viene fuori affermando che la sperimentazione sarebbe una bella opera di trasparenza per la burocrazia, ma aiuta poco i malati, mi si rizzano i capelli in testa. Ma come, non sai come funziona una terapia, e non vuoi fare niente per capirlo? Ecco, questo mi suona decisamente strano.

Per adesso, io, con le mie scarne conoscenze in materia, non sono in grado di giudicare il metodo stamina come una grande rivoluzione medica o come una balla colossale (anche se, sinceramente, propendo più per questa seconda ipotesi - ma non si può mai sapere, e sarei contenta di venir smentita dai fatti). 
Mi piacerebbe molto che si andasse tutti d'amore e d'accordo, e, con professionalità prima di tutto, si analizzasse per bene, caso per caso, quello che il metodo stamina ha fatto e non ha fatto. E come funziona, al dettaglio. Per poter prima di tutto capire, e, eventualmente, implementare. A vantaggio dei malati. 
Chi deve faccia saltare fuori le cartelle cliniche, in modo da poter prendere sul serio e oggettivamente quello che è successo. Abbiamo bisogno di fatti, non parole.

Perché i casi sono 2: o siamo di fronte a una rivoluzione medica in grado di segnare profondamente la medicina e soprattutto la terapia delle patologie rare. Oppure siamo di fronte a una presa in giro colossale. Sulla pelle di chi veramente non si può difendere, perché non ha altro che la speranza.

Comunque, visto che non è farina del mio sacco, lascio qui un paio di link che io ho trovato interessanti per comprendere le ragioni (e le radici) di questa vicenda (essenzialmente, la roba più utile e secondo me più completa sta su unistem):
http://users.unimi.it/unistem/wp/wp-content/uploads/ISSCR_PatiPrimerHndbk_Ital_FNL-5.pdf

http://users2.unimi.it/unistem/index.php/category/conoscere-le-staminali/

http://www.famigliesma.org/index.php?option=com_content&view=article&id=400:famiglie-sma-perche-l-atrofia-muscolare-spinale-sma-e-esclusa-dalla-sperimentazione-stamina&catid=118:contenitore-ricerca-staminali&Itemid=654#.UqCX_9LuKSp

Spin Off: ad oggi, la ricerca sulle cellule staminali va avanti, anche in Italia. Si lavora sulle staminali "adulte" (ovvero non ottenute da embrioni, per non incorrere in troppi problemi etici) e si cerca di capire come è possibile farle differenziare in qualcos'altro, e perché questo succede. Per adesso, nel mondo, pare che si riesca a farle differenziare in fibroblasti. Per portarle a diventare neuroni, sembra ci vorrà ancora un po' di tempo, stando alle notizie ufficiali. Mi pare poi di aver capito che ci  sono  team giapponesi che prendono cellule differenziate e cercando di riportarle allo stato indifferenziato, e da lì ridifferenziarle in qualcosa di diverso.

lunedì 2 dicembre 2013

ZUPPA e studenti di medicina

- Vì ghetz dìa?
- Zuppa!
- No, no: Wie geth's dir?
-Eh: Zuppa!!
Questo siparietto è andato avanti per un buon quarto d'ora prima di capire che in tedesco Super si pronuncia ZUPPA. Però non trovo parola più adatta: non mi sento Super, mi sento proprio ZUPPA.
L'aver mangiato come se non ci fosse un domani contribuisce alla scelta della parola -e, ancor di più, della sua pronuncia. 
Mi sento così Zuppa che neanche le 2 ore di metro di andata e ritorno possono cancellare la mia zuppità.

C'è che quando tu, studente di medicina di belle speranze, ti trovi a un convegno di chirurgia e ti guardi un'operazione in diretta (non scenderò nei particolari tecnici perché capisco che al resto del mondo può non fregare un accidente- su richiesta, potrei però farne un resoconto dettagliato...), e magari c'è quel momento in cui il chirurgo operante che sta spiegando ogni sua mossa in inglese si rivolge all'equipe in francese e tu sei lì immersa in una folla vociante in italiano...ecco, in quei momenti, la tua anima esce dal tuo corpo, nel senso che non stai proprio più nella pelle di finire l'università e lavorare. Lo studente di medicina è l'esatto opposto dell'operaio di fabbrica: smania per essere sfruttato, vuole fare lo schiavo, brama ardentemente qualcuno che sprema ogni sua forza vitale in qualcosa di pratico. La prima volta, non scherzo, gli basta fare una medicazione per avere l'analogo di un orgasmo mentale. Ma a volte anche fisico. 

A un convegno, qualsiasi convegno, su qualsiasi argomento, lo studente di medicina è nel suo habitat ideale: si trova a parlare di medicina con altri studenti di medicina o addirittura specializzandi, scambia idee, pareri, opinioni e consigli, e oltretutto i tizi degli stand che vendono attrezzature chirurgiche più o meno sofisticate gli danno del lei, lo invitano a fare "un giro di prova con gli strumenti" e lo chiamano dottore/dottoressa (detto questo, le operazioni in 3D sono una vera F-I-G-A-T-A!). Insomma, è libero di parlare senza problemi di cose per cui anche i miei adorati coinqui mi caccerebbero dalla stanza. Ad esempio, dell'ultimo paziente visto in pronto soccorso o della propria cacca - non so perché, ma è una realtà statistica che tra studenti di medicina si finisca sempre a parlare di cacca. La propria o quella degli altri, senza troppi problemi, soprattutto al primo incontro. Soprattutto a un convegno...

Perché un convegno non ti riempie solo l'anima e la mente, ti riempie anche la pancia: vorrei dire che sono tutte emozioni, ma,praticamente, è un immenso, infinito, gratuito brunch, intervallato da letture. A parte i momenti davvero imperdibili dell'evento, come può essere un'operazione in diretta (l'ho già detto?), in cui ,per riuscire a trovare un posto a sedere, tu, arrivata tardi perché proveniente direttamente dall'università, sorridi a tutti i ragazzi/giovani/vecchi che vedi fino a che uno di questi non si alza per cederti galantemente il posto (grazie, specializzando ignoto, grazie! A te gloria e onore nei secoli dei secoli e un posto in specializzazione per direttissima), il resto della giornata lo passi comodamente seduta con gli altri studenti in una sala mezza vuota, visto che chiunque abbia una laurea fa avanti e indietro dalla zona cibo/caffè. Secondo me, neanche i momenti in cui due chirurghi litigano su quale sia il modo migliore per eseguire una certa tecnica sono male. Ma si sa, nel 99% dei casi, ai convegni uno ci va per mangiare, per i gadget e per scopare. 
Ho omesso l'ultimo cliché perché non è stato da me verificato con l'esperienza; in ogni caso, prenderò nota se dovesse succedere la prossima volta e vi/mi aggiornerò.

Per quanto riguarda i gadget invece, dal mio primo convegno ho avuto un sacco di penne con nomi strani, qualche block notes e *rullo di tamburi non sto più nella pelle* la mia prima borsa orrenda. E' così brutta che l'ho già buttata. Però, conserverà sempre un posto speciale nel mio cuore.
Del resto, la prima volta non si scorda mai. 

PS: un ringraziamento speciale a Clyo per i suggerimenti tecnici (blogroll e cose varie): adesso sono soddisfatta e posso dire a tutti "Benvenuti a bordo"

lunedì 25 novembre 2013

Lost in medicine

Provo sentimenti contrastanti.
Ovviamente, l'unica volta che non vai a lezione viene l'ordinario e dice che chi è interessato all'internato, uh, non c'è problema, parli con la mia segretaria che gli dà gli orari e venga, no problem.
Quando ho chiesto in giro mi han detto così, a me parea un po' strano, ma meglio così, I'm on my way, mi prendo subito un paio di settimane di orario, così vedo.
Del resto, why not?

Perché non dovrebbe essere così facile, se uno vuole fare un po' di pratica, mettersi d'accordo e andare?

Ma prima devi risolvere la prova del labirinto di Dedalo e trovare la segreteria. Che è un po' come dire che devi trovare te stessa.
In realtà le camminate per i corridoi dell'ospedale sono sempre ottime non solo per smaltire il cornetto della colazione, ma anche per riflettere sulla vita, l'universo e tutto il resto. Forse perché rispecchiano la planimetria della mente umana: un'insieme infinito di corridoi ampi che si intersecano senza una logica apparente, seguendo un ordine tutto loro. Per capirlo ci vuole -e a volte non basta- una vita. 
Va da sé che perdersi è un attimo.
E infatti penso che sono al 4 anno di medicina e che solo di questo sono sicura: il resto ha da veni'. 
Insomma, pare che non mi dovrei preoccupare. Ma se mi preoccupo è meglio.
E siccome non so cosa fare della mia vita da futuro medico, perché sulla carta mi piace tutto quello che sia clinico e tutto quello che sia chirurgico, forse è arrivato il momento che vado a dare un'occhiata e inizio a farmi un giro tra i vari reparti.
Visto che qui funziona che "ognun per sé, Dio per tutti" (poi un giorno chiederò dove vanno le mie tasse se non nell'organizzazione di piani di tirocinio obbligatorio decenti).
Mentre svolgo il filo di questi pensieri, mi trovo di fronte alla segretaria.

-Salve, sono del IV, il prof ha lezione ha detto di passare di qua se eravamo interessati alla materia, quando posso venire?

-No, ma...veramente prima deve prendere un appuntamento col professore, far vedere un curriculum...

Sì, e perché no, , portare a termine almeno 7 delle 12 fatiche di Ercule, risolvere l'indovinello della Sfinge e fare tre piroette sul posto sbattendo i tacchi in direzione della Mecca...




Devo aver fatto davvero più o meno questa faccia, perché la tizia si è ammorbidita e ha provato a rassicurarmi:

Ma no, non si deve mica preoccupare, è solo così, una chiacchierata, perché sa, alcuni vengono qui ma non è per reale interesse, poi dopo se ne vanno, non fanno un reale percorso...

Praticamente mi sta dicendo che...
Ommioddio adesso parte l'iter burocratico per questa storia, ma io come faccio a sapere se sono realmente interessata nel trattare fegati e stomaci e colon retti altrui PRIMA DI AVER VERAMENTE E PRATICAMENTE AVUTO A CHE FARE CON FEGATI E STOMACI E COLON ALTRUI? 

IO VOLEVO SOLO IMPARARE QUALCOSA
Maa...non c'è qualcosa come un periodo di prova? Un "vedo se è il caso e magari ripasso"?

Alla fine della fiera, la storia è questa: nell'impossibilità di imbucarsi, nel dubbio, osare.

Lunedì ho appuntamento col professore. Vediamo se sta gastro s'ha da fa' o non s'ha da fa'. 
Che poi chissà, magari mi rigettano. Oppure finisce che trovo la mia strada.

Intanto mando una mail a Endo. 
Chissà, lanciamo tanti sassi, almeno uno farà centro.

Poi si sa, se non mi complico almeno un po' le cose,che gusto c'è.